“Brr…che freddo!”
condivisione di una progettualità.

“Brr…che freddo!” è proprio così che si intitola un progetto di lettura ad alta voce accompagnato da una parte progettuale di laboratorio del pensiero.
Scelgo di condividerla qui tra queste righe fatte di parole, sogni e perseveranza perché mi piace l’idea che venga resa una possibile via di partecipazione e dialogo in altri luoghi, magari anche molto lontani da dove sono io ora.
A Milano, lo sai ci sono le Olimpiadi e Paralimpiadi invernali Milano-Cortina che accompagnano l’inizio di questo 2026. La progettazione nasce dalla richiesta di lavorare sul tema delle Olimpiadi e/o l’inverno, pensando ad un pubblico che vada dai 5 anni in su.
Ho scelto un libro che mi ha conquistata non solo per la indiscutibile qualità illustrativa, ma anche per le molteplici possibilità di analisi che la storia offre: Le invenzioni antifreddo di Stína di Lani Yamamoto edito da Terre di Mezzo, tradotto da Sara Ragusa.
Lani Yamamoto è nata a Boston e ha studiato psicologia e teologia, ha lavorato come film editor ed è autrice di sei titoli dedicati alla letteratura per infanzia tradotti in diverse lingue. Nel 2017 ha vinto una borsa di studio, la Benediktson Fellow, presso la prestigiosa Leighton Artists Colony al Banff Centre for Arts and Creativity. Vive a Reykjavík da molti anni ormai.
Una formazione articolata che si rivela in un certo modo anche in questa sua opera di estrema profondità narrativa e illustrativa, in rilievo anche una vita passata in un contesto naturale che traspare nell’opera che ho scelto.
Ti racconto brevemente che Stína non sopporta il freddo e quando dico che non lo sopporta dico sul serio, basta pensare che non mangia nemmeno il gelato e che persino d’estate rifugge la brezza della sera. Ora, immagina che Stína viva in un luogo che ricordi l’Islanda d’inverno. Come fare per superare il tempo della neve incolume e senza soffrire troppo? Stína ha un piumone, uno di quelli enormi e soffici che la protegge dal freddo e non appena inizia a fare freddo lei si chiude in casa e progetta strumenti e soluzioni per poter sopravvivere al freddo senza mai dover uscire di casa. Stína è estremamente concentrata e presa dalla sua progettazione e realizzazione delle sue invenzioni, tutte sviscerate nei minimi particolari nel libro: dove la lana, il trasformare e dare nuova vita a materiali è una costante che si ripete nella maggioranza delle invenzioni ideate.

Una sola distrazione cattura il suo sguardo un bambino e una bambina che giocano nella neve: la nostra protagonista li guarda e inizia a porsi delle domande, inizia ad incuriosirle quel mondo fatto di gelo e nuvolette che improvvise escono dalle bocche. Stína, però ha sempre più freddo e crolla stremata nel suo letto coperta dal suo amato piumone. Un silenzio e una pausa narrativa che ti trascina in molteplici domande: nel significato simbolico di questo letargo di una ragazza. Un letargo che verrà interrotto da un forte rumore alla porta, una rottura, un cambio portati dai due bambini: la bambina e il bambino vengono spinti prepotentemente nella vita di Stína e la spingeranno a porsi delle domande e ad immaginare l’immaginabile.

Lascio a voi la scoperta del finale. Stína nel suo raccontare e raccontarsi stimola una conversazione profonda, il mediatore può attivare una lettura dialogica sia partendo dall’apparato illustrativo che dallo stesso testo. Il libro si arricchisce poi nelle pagine conclusive di un apparato pratico con due tutorial: come lavorare a maglia senza ferri e come preparare la cioccolata calda di Stína.
Il racconto, il mio vivere a Milano e l’invito al pensare ad una progettualità da condividere ha trovato ulteriori vie di approfondimento e di stimolo al pensiero critico e della fantasia.
Ho quindi pensato ma se Stína fosse un’atleta delle Olimpiadi o Paralimpiadi, guidata da un forte amore verso la sua ipotetica disciplina sportiva? Come potrebbe gareggiare se evita il freddo in qualsiasi modo possibile?
Ho quindi elaborato due grafiche: una sintetica raccolta di icone che rappresentano alcune discipline olimpiche e paralimpiche e una sorta di pieghevole, un ipotetico Leporello semplificato, uno schema basico, dove gli assistenti possano rispondere a una domanda: Se Stína fosse stata un’atleta quale sarebbe stata la sua invenzione antifreddo per poter gareggiare? La scelta della disciplina è libera, può anche essere più di una e/o combinata. Racconta, disegna, progetta la tua invenzione e condividila con il gruppo.
Un progetto che vuole dare libertà al pensiero e alla ricerca di possibili soluzioni fantastiche o concrete, realizzabili o meno non è importante. Il pensare, il trovare, il mettersi nei panni della protagonista dislocarla da suo contesto e farla rivivere in un altro lontano e diverso dove l’ipotetico incontra il possibile, ma anche l’immaginabile o inimmaginabile.
Durante la lettura le domande possibili per aprire il dialogo sono poi molteplici te ne lascio una: hai mai assaggiato un fiocco di neve?
A presto!
Jessica Paolillo
Questa ricerca e proposta sono parte del mio lavoro, se ti ha ispirato : raccontami, se hai bisogno di disegnare una progettualità specifica non esitare a contattarmi potremmo chissà lavorare insieme.
Jessica Paolillo: Ricercatrice indipendente
Storie e immagini come strumenti di pensiero.
Percorsi di lettura e riflessione per contesti educativi e culturali (e non solo).
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